Hanno RECENTEMENTE SPARLATO

occhi0rientali in This time... is out ...
utente anonimo in This time... is out ...
AngelKarmilla in Motion capture.


QUESTA SETTIMANA NELLE MIE ORECCHIE...


HO DETTO ANCHE

oggi
aprile 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005


Passi da me oggi?

Siamo *loading*: ci staremo tutti in camera mia?


Reclami ufficiali

Puoi addirittura dirmi quanto sono stronzo




sabato, 30 settembre 2006

Un dovere da reprimere. (cit.)
Dopo gli avvenimenti che ho malamente elencato nello scorso post, ho riflettuto a lungo sull'opportunità di partecipare o meno all'iniziativa dei giurati di "Le Stelle 3" e del loro nuovo format. Dopo alcune riflessioni svolte con chi mi sta vicino e poteva capire, ho deciso di rifiutare l'offerta fattami da Sw4n, di "continuare" a partecipare. Ciò è stato deciso poiché, dopo una riflessione attenta sui motivi  e le aspettative che mi hanno condotto a presentare la mia scheda di partecipazione al reality, ho notato non esserci per niente il gusto di vincere a tutti i costi, né tantomeno quello di dover scendere a compromessi con un sistema di selezione quantomeno poco trasparente. Dunque, in soldoni, il mio rifiuto (ma sarebbe più opportuno definirle "dimissioni") non ha nulla a che vedere con gli intrallazzi di Giuseppe Marco. Quello contro cui sono rimasto allibito è il modo in cui dopo l'occupazione del dominio da parte dei giurati (ma - abbiate pazienza - mi è sembrato più un golpe, quantunque giustissimo) i concorrenti si siano avviluppati ai loro posti, senza che nessuno di loro sollevasse il problema di nuove selezioni. Mi spiego: la cosa meno trasparente di "Le Stelle 3" o quantomeno più ingiusta, è la lottizzazione dei posti disponibili: non si entra mai solo per il fatto di essere bloggers validi, ma quasi esclusivamente per il fatto di essere stati selezionati e "presentati" da uno dei giurati, in un sistema per il quale a parità di pareri della giuria, va avanti il concorrente che ha uno sponsor. Appare chiaro che anche io avessi questo sponsor (lo dico subito per non sembrare il santarellino del j'accuse), ma pensavo che l'influenza di questo si limitasse alla proposta del cast, e che poi la decisione andasse presa da un secondo comitato, deputato solo alle selezioni. Me lo aspettavo solo, non ne ero certo, perché per pigrizia, non avevo letto il regolamento di selezione. Così non è stato mai, a quanto ho capito, e di fatto io (e di me solo parlo) non sono entrato per i miei meriti di blogger (e come ho accennato sotto, dimostrare a me stesso tali meriti era stato l'unico motivo per il quale avevo partecipato), ma per la "forza", all'interno della giuria, del mio sponsor. E già questo sarebbe bastato - ed era bastato - a farmi girare i coglioni. Il fatto è che non ero l'unico, ma a quanto pare tutti sono stati selezionati e sponsorizzati, e la cosa non fa problema a nessuno.
Ciò avviene per un motivo molto semplice: "Le Stelle" o comunque si chiamerà da domani, non è un concorso né un reality, ma una community vagamente autoreferenziale, come se ne vedono tante su internet (e per questo, non voglio assolutamente sminuire né la community né coloro che ne fanno parte, s'intenda), che periodicamente decide di allargarsi dando vita ad un concorso aperto solo formalmente al pubblico.
Ora, non ho nessuna intenzione di sputare veleno sui giurati né sulla community, perché non se lo meritano e non ne avrei motivo. Li rimprovero però di una cosa: di aver ignorato una riforma del metodo di selezione, proprio nel momento in cui si passava ad un altro format: il fatto che i concorrenti fossero stati già selezionati, non significa nulla, perché si sta facendo qualcosa d'altro rispetto a "Le Stelle 3". Non potete pretendere di "fare Le Stelle 3, solo che non c'è più GM", perché io e gli altri cooptati, la scheda l'abbiamo mandata per partecipare a quel reality, non ad un altro con regole e struttura diverse. E questo non lo dico per rispetto o fedeltà con GM: quello è un mediocre autore televisivo, e con questo ho già detto quanto lo disprezzi. Lo dico per rispetto alla democrazia ed alla parità di opportunità, che mi duole dover dire essere stata ignorata nel momento in cui i concorrenti di un reality che non esiste più sono rimasti avviluppati intorno ai loro posti (e tra loro anche alcuni miei amici reali che del resto non biasimo) nonostante il cambio di destinazione.
Questi, in soldoni i motivi del mio rifiuto: io come Pietro da Morrone? Sarà come sarà: mi rendo conto di rappresentare una voce nel deserto, e che (spero si sia evinto questo e non un inesistente astio/risentimento contro la giuria) la mia decisione sia stata dettata da motivazioni prettamente politiche e assolutamente non polemiche. Semplicemente, non posso più partecipare, dovrei zittire la mia anima anarchica... che è in fondo la mia identità, anche ai vostri occhi.
Saluti terrestri.

Orme lunari di SleepingCreep alle 09:39 | link | commenti (3)|
cazzate, psuedoesistenzialismo


venerdì, 29 settembre 2006

L'irrealtà del reality.
Se prendo il buon vecchio Oxford dictionary (fornitomi gratis dal mio sistema operativo umano) e cerco la parola "reality", esce fuori più o meno questo:
   
    Reality \Re*al"i*ty\:
     1. The state or quality of being real; actual being or existence of anything, in distinction
     from mere appearance; fact.
     2. That which is real; an actual existence; that which is not imagination, fiction, or pretense;
     that which has objective existence, and is not merely an idea.

Ora, non serve un linguista per capire che questa parola, almeno nelle intenzioni, significhi "realtà", ovvero ciò che è reale, che esiste veramente e non è meramente un'entità fittizia. Allora perché in ogni dove - dalla TV ai giornali e (a questo punto pare evidente) anche nel cyberspazio (ok, devo smetterla di leggere romanzi di fantascienza...) - la parola "reality" è così abusata, e quasi esclusivamente nella sua veste mistica di parola straniera? Ciò accade, appare evidente, perché essa è diventata sinonimo di un determinato tipo di intrattenimento: a partire dalla fine degli anni '90 negli USA, e poi a valanga in tutti i paesi del mondo monocromo dello spettacolare integrato, si è imposto il fenomeno "Big Brother", una trasmissione nella quale dieci coglioni si chiudono in una casa e "vivono" spiati dalle telecamere 24 ore al giorno. Ma questo lo sanno tutti, come tutti prima o dopo si sono fatti domande riguardo a quanto effettivamente sia "divertente" o "intelligente" questo tipo di intrattenimento: intanto se ne parla, dunque ti intrattiene. Risultato: la formula funziona.
Il punto dolente di questo post, però, non è certo quanto siano morali queste trasmissioni, o quanto siano stupide o meno le persone che le vedono: non le ho seguite nè le seguo, neanche con gli occhi del "vediamo dove vogliono arrivare". Semplicemente rimango indifferente, non mi "intrattengono" nè nel bene, nè nel male, con me la loro formula non funziona e questa forse è la cosa peggiore che possa capitargli.
No, i miei dubbi sono incentrati su qualcosa di più profondo: se "reality" significa "realtà" perché questa forma di "intrattenimento" indica qualcosa di così dannatamente finto, in ogni dove? Eppure i media che vengono usati per diffondere i "reality" (e non la realtà) sono disparatissimi e - per quel po' che so - secondo Marshall MacLuhan (e parzialmente anche secondo me) il medium è fortemente caratterizzante del messaggio. Allora com'è che in un reality in TV la gente si azzuffa e mente spudoratamente, in maniera equivalente ad un reality su internet? Con le stesse modalità, tipologie, nonostante le persone siano diverse intellettualmente, moralmente e socialmente?
Qualcuno risponderà: i "reality" ti fanno solo vedere la realtà, e la realtà è che i gruppi sociali sono fatti così, soltanto che tu col "reality" lo vedi spiattellato in TV, sul giornale, sul blog, ma questo non vuol dire che non succeda anche nella vita reale, anzi. Questo è vero in parte, perché - francamente - a me non è mai capitato che qualcuno arrevotasse casa mia in cerca delle sue sigarette rubate o piangesse casa davanti ad una telecamera per divorziare appena tornatoci. Ma è anche vero che io sono fortunato, in quanto ad amicizie. Nella fattispecie non mi è mai capitato che una stessa persona mi dicesse di essere Franco, Carmelo ed Annalisa, per poi rivelarsi essere solo Andrea che voleva pilotarmi. Si obietterà che su internet questo genere di falsità sono aiutate dall'anonimato, dall'invisibilità ed altre cose pur vere, ma non ne sono certamente determinate: è poco più di cinque anni che ho rapporti via internet ed a parte qualche eccezione burlesca (tipo: falso appuntamento con Tizia, che in realtà era Caio con l'account della sorella) finita lì praticamente subito, non mi è mai capitato nulla di stravolgente. È anche vero che non c'erano questioni di potere e di controllo come in "Le Stelle", ma ciò è accaduto anche perché nei progetti a cui ho preso parte c'è sempre stata una ampia volontà di collaborazione e di coralità, non ha mai "comandato" - o preteso di poterlo fare - uno solo, fosse anche il proprietario/pagante del dominio su cui si stava lavorando. Anzi, internet mi ha sempre offerto un livello di collaborazione alla pari che nella realtà reale spesso mi sono visto negare. Dunque non è la "virtualità" di internet a generare tali situazioni: certamente le favorisce, ma (come sottolineava stamattina njara in un suo commento sul blog del fattaccio) non è che ad avere una persona di fronte o conoscerla di persona, si sia più sicuri di quella che è.
E tornando alla mia lettura di MacLuhan, mi accorgo che non è il "mezzo" in se stesso ad essere caratterizzante il messaggio, ma dipende dalla "forma espressiva", cioè in breve da quello che fai. Perché in questo caso il medium non è internet in generale, ma una peculiare forma di mezzo espressivo, un particolare "format" (parola inglese di cui l'industria dello spettacolo si è impossessata, ma che significa soltanto "formato") ovvero il reality show. Ed ecco il bandolo della matassa del mio tediante sfogo: la fregatura della definizione "reality" è che rimane monca della sua parte essenziale, successiva: perché vi si presenta una realtà, è vero, ma se fosse uguale alla realtà - andiamo - chi cazzo la guarderebbe? Se doveste osservare il segretario dell'università che compila la guida dello studente (a dicembre) o nonna Giulia che prepara il brodo di pollo (ad agosto), li guardereste? Ovviamente - voyeurismi estremi a parte (eh, il segretario sexy, eh?) - no. Ed allora la realtà deve essere "aiutata", le si deve dare una spinta, acchè acceleri un pochino, la si deve smuovere perché viri verso lo show puro: nel primo "Big Brother" non c'erano le prove settimanali, i tizi stavano solo stravaccati nella casa a litigare (e te credo, 100 giorni senza neanche la possibilità di uscire con le stesse dieci persone); nella seconda cominciarono le prove fino ad marasma attuale, quasi incomprensibile (almeno a sentire Wikipedia); in Italia le prove ci sono state già dalla prima edizione, ma ora il gioco è molto diverso, per quel poco che sono riuscito a vedere e spesso e volentieri se non fosse per la zizzania che mettono i conduttori, lo show non si muoverebbe molto. Tant'è che - abbadonato il "format" più noioso del mondo, "survivor" (acquistato dalla Eaglepictures per produrre "Lost") - si è deciso, per dare un po' di movimento, di mettere degli attori veri e propri su delle isole e farli scannare, così che di "reality" c'è sempre meno, e sempre più è "show". Ma questo è inevitabile per la società dello spettacolare integrato e non mi meraviglia. Come, francamente mi ha sorpreso, ma non meravigliato, quanto successo a "Le stelle". Semplicemente, Giuseppe Marco, ha fatto quanto ci si poteva aspettare dai peggiori (e per questo più abili) tecnici del "reality", ha messo zizzania e pilotato gli eventi, favorendo la "spettacolarità" degli stessi. Ed a riprova di questo, quest'anno decine di persone in più, hanno mandato la loro scheda di partecipazione. Il suo "format" la sua forma di "intrattenimento" ha funzionato. Qualcuno (io lo conoscevo troppo superficialmente per giudicarlo in alcun modo) si fidava di lui, e questi bravi ragazzi, perché lo sono, forse meritavano un destino migliore. Forse lo meritano tutt'ora: l'esproprio proletario del blog è stato compiuto e forse ne uscirà qualcosa di buono. Non lo so, glielo auguro, ma francamente non so se augurarlo a me stesso. Nel senso che, ripresa coscienza dal fatto di essere riuscito a superare le selezioni per qualcosa che - di fatto - avevo affrontato solo per la voglia di provare a me stesso che so scrivere e risultare interessante, non so più se continuare in qualcosa che, se non falsato, risulterà comunque imbrigliato nelle maglie della spettacolarità. Io che ho fatto una tesi sull'IS? Andiamo!
A questo punto, scusatemi, ma ci devo pensare.
Saluti precari.

Orme lunari di SleepingCreep alle 09:50 | link | commenti (3)|
s-cazzate


mercoledì, 27 settembre 2006

Buone notizie dallo spazio, compagni!

Orme lunari di SleepingCreep alle 15:04 | link | commenti (5)|
cazzate


martedì, 26 settembre 2006

Il dovere di redigere.
Fatto, finito. Un paio di cose sono chiuse, finalmente: la triennale è ormai articolo vecchio, chiuso, derelitto. Nonostante stamattina non sapessi un emerito cazzo, una strana onniscienza mi ha pervaso ed ho risposto a tutte le domande. Risultato? Un 30 molto poco convinto/convincente. Ma tant'è: ora sono libero da queste ciancie. È per questo che mi sono deciso ad impegnarmi in altro: nella fattispecie un reality show per bloggers (ebbene sì, sono diventato veramente così mainstream, ma questo l'avevo già detto). Lo scenario mi sembra simpatico e francamente anche la gente, ma ne saprò di più quando si comincerà a lavorarci.
Stakhanovismo a parte mi concedo le piccole gioie che negli ultimi mesi non mi sono concesso: mettere a posto la libreria (che minaccia di cadermi addosso), trovando finalmente la collocazione per tutti i miei testi socialisti/marxisti/situazionisti/anarchici e poi anche per il resto; rabdomare in giro coi compagni un'allocazione per il circolo PDRC che ci consenta di vivacchiare o di risorgere; fare qualche scanlation per tamago; dare una lavata alla mia prolet-car; leggere finalmente "Follia per sette Clan" di Dick; mettere a posto i cassetti che mia madre ha saggiamente mandato a riparare prima che io parta per Roma. Ma partirò? Ai posteri l'ardua sentenza.
Saluti di massa.

Orme lunari di SleepingCreep alle 15:59 | link | commenti (4)|
cazzate, psuedoesistenzialismo


venerdì, 22 settembre 2006

Male di mainstream.
Si cresce. Spesso tragicamente. Un tempo ero credibile come "alternativo": era un po' di tempo fa, vestivo in modo molto più consono alla mia persona, non curavo neanche minimamente la mia dieta ed avevo sempre gli stessi vestiti addosso. Di più: avevo un camicione di flanella ed una collezione di maglioni enormi. Ero giovane e depresso - avevo i miei sempiterni sedici anni ipernerd. Poi le cose cambiano e d'un tratto mi sveglio e mi accorgo che l'80% delle mie magliette hanno buchi nei quali entrerebbero per intero altre magliette e che i miei maglioni ormai sono talmente sfibrati che m'arrivano alle ginocchia: insomma l'unica differenza che noto, è che - a differenza di un tempo - adesso la cosa mi disturba.
Mi ritrovo a cercare di avere stile, di metterme om scena un "look", anche perché le cose che avrei messo volentieri sono uscite di produzione con le musicassette. E dunque mi sono fiondato in un negozio e l'ho svaligiato: il risultato sono una serie di t-shirt accettabili ed - approfittando della moda finto-emo del momento - alcune felpotte e maglie dai colori acidi - aspettando che la moda suddetta passi, e che ridiventino cose immettibili. Ulteriore tocco di stile: camicie a maniche corte in tinta unita (una rossa e una bianca) con cravatta sottile, tanto a sottolineare che oramai sono indie.
Per quanto la cosa mi faccia incazzare, sono passato dalla mia comoda e timidosa XXL abituale, ad una L stitica e - francamente - pacchiana (anche visto e considerato che c'ho ancora un po' di panza). Questo perchè da due anni ormai peso attorno ai 75 chili, circa 10 in meno di quando ho compiuto 20 anni.
Conclusione: non sarà che mi sono venduto al mercato? E se sì, perché non ho ancora il becco d'un quattrino? Sarà perché ho speso tutti i soldi della vendita in vestiti? E se Amalia mi regala davvero un i-pod, la cosa peggiora? E peggiora anche se c'installo sopra linux?
Saluti (e dubbi) di massa.

Orme lunari di SleepingCreep alle 10:11 | link | commenti (8)|
psuedoesistenzialismo


martedì, 19 settembre 2006

Stinchi stanchi...
La testa mi esplode, manco mi avesse steso una badilata: giustifico così l'ultima ora e mezza di assenza da questo piano di esistenza. Il mio naso gocciola, da un po' muco misto a sangue, ma generalmente si assesta sul muco liscio, questo m'impedisce una respirazione sana, influendo sul mio mal di testa. Un libro sgualcito - costatomi un occhio della testa, ed ormai inutile - mi attende, desideroso di farsi leggere. Le pareti della mia stanza che mi salutano con le loro scritte iridescenti e fastidioso. Maglie e felpe repenti una sistemazione nel mio armadio sfarfallano un po' ovunque. Gli occhi me li sento colonizzati da codici a barre.
Cose rinfuse, confuse come il mio cervello a manovella, articolare un pensiero razionale e compiuto mi è alquanto difficile, al momento. Dovrei riprendere in mano la mia vita, ricominciare a leggere il giornale, smetterla con i fumetti ed i libri per l'università. Stanco, sonno. E domani c'è la prova d'inglese. Poi Deleuze mi appassionerà. Poi basta. Poi Roma.
Saluti di massa.

Orme lunari di SleepingCreep alle 17:41 | link | commenti (2)|
cazzate, psuedoesistenzialismo


giovedì, 14 settembre 2006

"Let me die with my folk-singer dress"
Domani mi attende un esame di storia contemporanea: ho paura e no. La tesi, frattanto è a rilegare. Io ho sonno, sono stanco, sfiancato da una giornata di stress divertito: troppi input nella mia noce-cervello. Mi coccola il mio camicione di flanella, il mio jeans sdrucito, la mia chitarra sussurra, vorrebbe essere ripresa in braccio. Non credo che l'accontenterò: mi consola (per la mancanza di affetto e di quiete) un Bright Eyes romantico e gentile.
Tra un mese non sarò qui: ci sono riuscito, ci ho puntato quasi tutto. Ma non sarò "lontano". Essere lontani, significherebbe che il mio centro resta qui: non resta niente di me qui. Tutto ciò che sono parte con me, a sottolineare che sono in itinere, sempre e comunque. Qui restano gli altri, chi per scelta chi per dovere: resta Amalia, e questo brucerà, ma il senso di mancanza (che inevitabilmente mi muoverà) mi consentirà di vederla, perché il mio altrove fisico non è certo all'altro capo del mondo, e perché il mio altrove emotivo (che ha solo in alcune zone dei suoi occhi il suo stabilirsi) mi riattira non certo ad un luogo, ma ad una "situazione".
Restano gli amici, le amiche. Ma tant'è, tutto costa sacrificio. Ed al resto ci pensa l'instant messaging.
Saluti di massa.

Orme lunari di SleepingCreep alle 22:55 | link | commenti (2)|
psuedoesistenzialismo


giovedì, 07 settembre 2006

Tra canzoni di sedici minuti con titoli chilometrici e libri che per essere digeriti avrebbero bisogno dell'idraulico liquido.
Non ce la faccio più. Ed in tutto questo litigo pure con tutti. Basta: basket. E dieta ferrea: devo perdere quattro chili. L'immagine! L'immagine! E le risatine iridescenti che mi passano dinanzi nei miei deliri onirici: una risata ci seppellirà. Un po' tutti. Film francesi roteano tra le stanze. Wu Ming 5 mi martella: vuole che uccida esseri umani in nome della Patria Socialista. In camera mia fioccano proteggislìp al gusto di frutta, e dovrei smetterla di farmi influenzare da quello che la TV a tutto volume, dall'altra parte della casa, spara su di me. Ma tant'è.
Per citare lo sciocco epitaffio odierno del mio cervello: Sleepingcreep si fuse alle ore 16.49.
Saluti di massa (si affittano lacrime).

Orme lunari di SleepingCreep alle 16:49 | link | commenti (1)|
cazzate, psuedoesistenzialismo


lunedì, 04 settembre 2006

Reazioni.
Non è semplice esistere, spesso e volentieri. Ci sono giorni in cui vorrei annegare, altri in cui mi fa comodo semplicemente esistere. Poi alcuni che vivi e basta. E l'incoerenza di chi conosci per il suo essere incoerente, la riscopri quasi rassicurante. E divertente.
Saluti di massa.

Orme lunari di SleepingCreep alle 21:51 | link | commenti (3)|


venerdì, 01 settembre 2006

Vomito distonico.
Parole, soltanto parole. E chi ha orecchie per sentire, sentirà.

Orme lunari di SleepingCreep alle 22:33 | link | commenti (1)|
s-cazzate