|
Hanno RECENTEMENTE SPARLATO
occhi0rientali in This time... is out ... utente anonimo in This time... is out ... AngelKarmilla in Motion capture.
QUESTA SETTIMANA NELLE MIE ORECCHIE...
HO DETTO ANCHE
|
|
A casa non ci sono mai... la cosa non mi disturba. Tra quattro giorni Bologna. Tra sei giorni sarà il 1977. Tra nove giorni sarò in assemblea. Tra breve sarò, di nuovo, in continuo movimento.
Sarà anche vero che la fortuna è cieca, ma è evidente che abbiamo dei gradini tutto attorno e lei cade e si fracassa la testa ogni volta che prova ad avvicinarsi a noi... ho anche provato a regalarle un cane guida, ma era un rottweiler, ed i risultati sono stati piuttosto deludenti.
E le fregature ti arrivano sempre nelle mattine meditabonde, quando sei perso tra Marx e la voglia di scappare, quando tutto quello che vorresti è non essere dove sei, intrappolato nelle quattro mura di un posto che mai meno di ora è casa tua. Ed è diverso da quando avevi sedici anni: lì avevi odio, rabbia e frustrazione a farti compagnia. Ora hai solo solitudine, lo senti angusto, neanche camera tua è più il bunker dove startene rintanato. Disadattato, perché lo spazio collassa intorno a te, depredandoti della privacy, della libertà. Depredandoti di te, della persona che sei, che hai scelto di essere. Ma non c'è rabbia contro i tuoi genitori, tuo fratello, i tuoi parenti invadenti. Solo l'esigenza di andare via, di costruire un posto tuo con chi ami. Un esodo costituente, verso un posto nel quale camera tua non sia riempita di cose di altri. A meno che tu non lo voglia.
Quel posto ci sarà, presto. E per la prima volta in ventidue anni, non mi sento in colpa a chiedere dei soldi per poterlo avere, perché le ho provate tutte, perché non è più colpa mia se devo combattere per poter dormire o usare internet in camera mia ogni singola volta. Perché nessun intervento "dall'alto" nè in forma coercitiva nè in forma "giuridica" cambierebbe i dati di fatto: che io e mio fratello siamo persone troppo diverse per poter dividere lo stesso spazio; che la mia vita è sempre meno qui, sempre di più nella metropoli. Perché la mia formazione passa anche dal poter fare l'amore senza dover pensare che potrebbero tornare i miei; perché la mia vita - cristo santo - il fatto che sia veramente mia, passa anche dal poter dormire senza essere svegliato da uno a cui serve il mio computer. Dal poter tornare a casa senza che mia madre si alzi dal letto e mi rimproveri. O che qualcuno mi dica frasi come "questa casa non è un'albergo" (che non sentivo da quando a dodici anni ho visto l'ultimo episodio di "Happy Days") quando scelgo di non dormire a casa. E quando nel frattempo mia madre rimane sveglia fino alle due per aspettare mio fratello che non accenna a tornare. Ma non è un deja vu, non sto tornando indietro indiscriminatamente. Sono di nuovo su questo tema, come sono di nuovo in questa camera, ma con un livello di coscienza e di serenità completamente diversi.
Ma non è solo per tutto questo. È solo perché la corsa delle 21.18, l'ultima che fa la circumvesuviana, è comunque troppo presto. Perché - come sempre - "foss' pe mme, nun turnasse mai cchiù".
|
|