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Hanno RECENTEMENTE SPARLATO
occhi0rientali in This time... is out ... utente anonimo in This time... is out ... AngelKarmilla in Motion capture.
QUESTA SETTIMANA NELLE MIE ORECCHIE...
HO DETTO ANCHE
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Ho scritto le ultime frettolose parole di questo zibaldone, ormai quasi due mesi fa. Perché? Chi lo sa. Eppure stavolta non mi ero lanciato in un "chiudo, perché non mi pensa più nessuno". Forse per tanti motivi vari - molti dei quali inerenti solo il tempo che avevo a disposizione - ho "dimenticato" un compagno di viaggio e di scazzo, che mi ha accompagnato [ controlla sul vecchio blog e fa due conti] per circa quattro anni. Sono passate milioni di parole sulla mia tastiera, forse più su blog che via mail o in chat. Dalle prime schermaglie di "The Stars...", fino agli ultimi "bollettini sulla mia vita", un mare fatto di: infatuazioni, lacrime, sorrisi, estati, lunghi inverni, autunni caldi. Di un po' di poesia (ma quanto sono sborone) e tante parole a vanvera.
Nel frattempo, un lavoro sottile e lento di sedimentazione: ciò che era confuso e potenziale si è calmato, posato, assestato. Ed in questo non solo convinzioni politiche (che mi hanno portato fuori da Rifondazione), ma anche culturali (che mi hanno portato dentro uniriot) e sentimentali (che mi hanno portato a non stressare più di tanto i miei amici, ed ad amare più serenamente Amalia). In tutto questo, lo strumento-blog - che era servito appunto come mezzo chiarificatore a me stesso - si è logorato: non era più che una vetrina, da aggiornare a periodi regolari. Ora non serve più neanche a questo. Sono passati quattro anni, sono uscito dall'adolescenza (finalmente), non ho più bisogno di questo spazio, anche perché splinder non mi è mai piaciuto molto, e se vi sarà un prosieguo della mia attività di blogger (se ne avrò tempo), gli preferirò wordpress, anche se con inclinazioni più politico-informatiche (il mio mito è questo tipo qua).
Facciamo così: ditemi voi che sono stati questi quattro anni. Come Alice (ma senza specchi), lascio il microfono agli ascoltatori, per una volta.
Sarà anche vero che la fortuna è cieca, ma è evidente che abbiamo dei gradini tutto attorno e lei cade e si fracassa la testa ogni volta che prova ad avvicinarsi a noi... ho anche provato a regalarle un cane guida, ma era un rottweiler, ed i risultati sono stati piuttosto deludenti.
E le fregature ti arrivano sempre nelle mattine meditabonde, quando sei perso tra Marx e la voglia di scappare, quando tutto quello che vorresti è non essere dove sei, intrappolato nelle quattro mura di un posto che mai meno di ora è casa tua. Ed è diverso da quando avevi sedici anni: lì avevi odio, rabbia e frustrazione a farti compagnia. Ora hai solo solitudine, lo senti angusto, neanche camera tua è più il bunker dove startene rintanato. Disadattato, perché lo spazio collassa intorno a te, depredandoti della privacy, della libertà. Depredandoti di te, della persona che sei, che hai scelto di essere. Ma non c'è rabbia contro i tuoi genitori, tuo fratello, i tuoi parenti invadenti. Solo l'esigenza di andare via, di costruire un posto tuo con chi ami. Un esodo costituente, verso un posto nel quale camera tua non sia riempita di cose di altri. A meno che tu non lo voglia.
Quel posto ci sarà, presto. E per la prima volta in ventidue anni, non mi sento in colpa a chiedere dei soldi per poterlo avere, perché le ho provate tutte, perché non è più colpa mia se devo combattere per poter dormire o usare internet in camera mia ogni singola volta. Perché nessun intervento "dall'alto" nè in forma coercitiva nè in forma "giuridica" cambierebbe i dati di fatto: che io e mio fratello siamo persone troppo diverse per poter dividere lo stesso spazio; che la mia vita è sempre meno qui, sempre di più nella metropoli. Perché la mia formazione passa anche dal poter fare l'amore senza dover pensare che potrebbero tornare i miei; perché la mia vita - cristo santo - il fatto che sia veramente mia, passa anche dal poter dormire senza essere svegliato da uno a cui serve il mio computer. Dal poter tornare a casa senza che mia madre si alzi dal letto e mi rimproveri. O che qualcuno mi dica frasi come "questa casa non è un'albergo" (che non sentivo da quando a dodici anni ho visto l'ultimo episodio di "Happy Days") quando scelgo di non dormire a casa. E quando nel frattempo mia madre rimane sveglia fino alle due per aspettare mio fratello che non accenna a tornare. Ma non è un deja vu, non sto tornando indietro indiscriminatamente. Sono di nuovo su questo tema, come sono di nuovo in questa camera, ma con un livello di coscienza e di serenità completamente diversi.
Ma non è solo per tutto questo. È solo perché la corsa delle 21.18, l'ultima che fa la circumvesuviana, è comunque troppo presto. Perché - come sempre - "foss' pe mme, nun turnasse mai cchiù".
Per la serie: dove non potè la Circumvesuviana, potè una sedia. Me ne vado: anche se non vi odio. Forse.
Un esame nel cassetto - il primo di una specialistica generalista - ed un po' di soddisfazione, dissipati dalla ri-visione di un film che avevo archiviato nei meandri di un passato feroce. Brazil di Terry Gilliam ed un pugno sullo stomaco, il tutto per non essere riuscito ad uscire. Mi riscopro studente, mi riscopro volentieri a studiare anche quei testi su cui forse non varrebbe neanche la pena di posare lo sguardo, figuriamoci l'attenzione. È anche questo uno dei controsensi di questo mondo, non saranno questi a fermarmi. In tutta onestà avrei voglia di stare con Amalia, o tutt'al più all'università, ma nonostante mi sia svegliato prestissimo stamattina, non ho avuto alcuna voglia di farmi i canonici 45 minuti di Circumvesuviana. E, tutto sommato, neanche di dormire.
Saluti di massa.
Sono ondivago. Divento molteplice. Sono uno. Sono tutti; una follia schizoanalitica mi pervade. Presto o tardi saròuna persona seria, non temete. Per ora mi preservo molteplice dandomi i nomi che preferisco: anzi, dandovi i nomi che preferisco, facendomi dare da voi quelli che volete. Mangiucchiando le sue labbra, ebbro: un'altro anno è passato, un'altro anno è passato! Ma domani non sarà maggio (neanche il Meraviglioso Maggio), non sarà ottobre (rosso ottobre, sanguinolento ottobre), non sarà neanche aprile (triste aprile, dannato aprile, malato aprile, ingannevole aprile!!). Sarà un anno che non finirà, senza che il calendario borghese debba ricominciare a scorrere, lento e dritto come una strada asfaltata ritta di esami semestralizzati e fast-food emozionali? Sarà un anno e sarà per sempre dettato da lampioni che si accendono e spengono a comando? Di chiese chiuse e case aperte? E si farà l'amore ognuno come gli va? Soprattutto: si farà l'amore? Ah... fare l'amore e svegliarsi in una mattina di sole! Ah... fare l'amore e svegliarsi in una mattina fredda! Ah... fare l'amore e svegliarsi mangiucchiando le sue labbra dolci!
E se il mondo finisse domani, se il tempo ci distruggesse tutti? Tempo, dannato tempo: orologi, macchine, tecniche al servizio sbagliato. Ma non era capodanno? Non è tempo di mettere in tavola il servizio buono? Amici miei, non è giunto il tempo. Non è giunto nulla. È adesso: e noi stiamo vivendo adesso tra spumante, affetto e tenerezza, due tette in Francia, nasi spropositati, M&m's e regali più o meno congegnati a dovere. La testa è in Francia, la testa è qui. La testa è ovunque lei sia. La testa esplode, il tempo a cui ho sottratto preziosi doni: pillole di felicità - si vendica.
Saluti di massa.
Nel pieno di un urlo nel deserto, la mia memoria vacilla: ho vissuto davvero lontano da qui? So solo che la mia stranezza è un nodo alla gola. Il suo sciogliersi non è qui, ma come vorrei vi fosse. Per tagliare i ponti con il ritorno.
Parto. E non mi dispiace neanche un po'. Sarà bello stare via per un po'. Ed ecco accontentato chi voleva facessi un post con più di una frase.
So che ogni volta che dico "non scrivo più", poi torno a scrivere. Ma non avere mai commenti è deprimente.
Anche io sono stato preso dalla voglia di dire: "com'eravamo"... o meglio: com'ero?
E se la smettessi con questi sbalzi di umore?
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